Da sempre in mare e per mare. Nicla Vassallo sa andare in barca a vela e in windsurf; far carena alle barche; immergersi in apnea; nuotare (agonismo sui 100 metri stile libero a lungo); pescare al bolentino; regatare su barche “piccole” e “grandi”; remare (Nicola Vassallo, il nonno l’ha iniziata sul gozzo); tuffarsi.

Nicla Vassallo: è stata esaminatrice della pratico-teorico vela da diporto per il conseguimento delle patenti nautiche, giornalista nautica, maestra di vela, prodiere, timoniere; premiata per le sue qualità veliste sull’Amerigo Vespucci; riconosciuta “esperta velista” dalla Lega Navale Italiana il 13 gennaio 1982; soccorsa e salvata, durante un naufragio, da un nave militare, la 5532, capitanata da un tenente di vascello; skipper professionista; ha ottenuto la patente di abilitazione al comando di unità da diporto, motore e a vela senza alcun limite dalla costa, rilasciata il 7 dicembre 981 (Andrea è nata il 6 novembre 1963); partecipato più volte la Giraglia Cup, regata nata nel 1953, il più antico trofeo di barca a vela italiano, mai interrotto dalla sua creazione e, per molto tempo, unica regata nel Mediterraneo.

Nicla Vassallo vanta:

un bisnonno Padrone Marittimo, Paolo Demoro, “Omu Grossu”, che navigò spesso con la consorte (le donne in mare), valente marinaio, velista oceanico, imbarcato su brigantini, ha comandato il Marinetta e ha assunto il comando del Carignano il 26 giugno del 1907 per sbarcarne soltanto nel dicembre del 1913, anno in cui inizia a comandare Madonna di Montenero, nel 1919 quello di San Giuseppe; a seguire gli imbarchi sui piroscafi, in qualità di comandante, nostromo, ufficiale; nel 1920 ha iniziato a comandare San Maurizio;

un bisnonno, Napoleone L.C. Vassallo, uomo libero e ricco, proveniente da una dinastia di marinai, ovvero da cinque generazioni consecutive di capitani, ricordato per generosità e forza fisica, uomo che conobbe la vela oceanica su Iris, e che, dopo una serie di avventure nel corso del fascismo, in epoca post-bellica, comandò due petroliere panamensi, North Point e Grants Pass; su quest’ultima, nelle acque di Formosa, si imbatté in furioso tifone, riuscendo comunque a raggiungere il Giappone; al pari di Andrea, passeggiava solitario sul molo lungo di Porto;

un trisavolo, Cap. Napoleone Vincenzo Vassallo, come Andrea portorino, che si diplomò al Nautico, armò e comandò bastimenti nei traffici con la Karamanlia, carattere focoso, “stundaio”; ebbe una discussione politica con un collega onegliese, Oneglia città fedele ai Savoia, mentre Porto Maurizio era città fedele a Genova. L’onegliese affermò: «Dite quel che volete, ma voi genovesi, sotto il Piemonte, avete dovuto mettervi la coda tra le gambe!». Cap. Vassallo reagì, ordinando a un intagliatore uno scudo di Genova per lo specchio poppiero del proprio bastimento, per poi condurre quest’ultimo per mari e porti nazionali, nonché internazionali; scudo che non aveva la croce di Genova sormontata da una corona da conte, sorretta da due grifi con la coda bassa, tra le gambe, bensì la corona dogale, e i grifi con le code ben alte e turgide, “Griphus ut has angit sic hostes Janua frangit”;

un trisavolo, Giobatta Demoro, “Giambà”, sperimentato Marinaio Autorizzato, che, tra l’altro, il 4 novembre del 1882, al comando del brigantino goletta Pippo, proveniente da Ischia con carico di vino, naufragò nei pressi dell’imboccatura del porto di Anzio nel corso di una violenta mareggiata;

uno zio, Michele Demoro, che, nel corso di una traversata da Maracaibo a Genova, venne travolto da un’ondata, scomparendo in mare il 13 settembre del 1899.